Dichiarazione del Principe Aimone di Savoia su recenti affermazioni apparse su alcuni media

Come ho già avuto modo di dichiarare a chi mi ha chiesto un commento sulle penose vicende sorte attorno agli eventi capitolari degli Ordini Dinastici, dei quali mio cugino Emanuele Filiberto si attribuisce impropriamente la gestione, ribadisco che non ho alcuna intenzione di entrare nel merito, proprio per non alimentare polemiche che nuocerebbero ulteriormente all’immagine di Casa Savoia.

Mi vedo tuttavia costretto a replicare alle false, provocatorie e oltraggiose affermazioni di mio cugino Emanuele Filiberto, riportate oggi da un quotidiano torinese. All’affermazione del giornalista: “Suo cugino Aimone non avrebbe gradito quell’evento di Torino” risponde: “Aimone fa ben poco per Casa Savoia, mentre io giro l’Italia per promuovere i valori sabaudi. Dopo la morte di mio padre Vittorio Emanuele, Aimone venne da me a chiedermi di gestire con lui gli Ordini. La mia porta per lui sarà sempre aperta”.

Non accetto lezioni da mio cugino sui valori sabaudi e sulla loro tutela: in tutta la mia vita, prima a fianco di mio padre Amedeo e ora da solo, ho dedicato tempo ed energie alla promozione e alla salvaguardia dell’immagine di Casa Savoia e della sua storia millenaria, che in larga parte è la storia d’Italia. Lo faccio promuovendo e sostenendo attività culturali e storiche, partecipando, spesso anche in qualità di relatore, a convegni sulle imprese storiche dei grandi personaggi della mia Casa, nel modo corretto, nelle sedi appropriate, allo scopo di coinvolgere anche e soprattutto i giovani nella comprensione della storia, condizione indispensabile per lavorare per il futuro. Se non posso dedicare maggior tempo a queste attività è unicamente per via del mio lavoro, che riveste un ruolo altrettanto importante nella mia vita e attraverso il quale cerco di portare alto il nome dell’Italia, impegno che mi è valso un Cavalierato della Repubblica, per cui mi sento sempre più spronato a fare di più per il nostro Paese.

Quanto alla beneficenza ne faccio anch’io, come molti altri, in misura significativa, sia in forma privata sia a nome della mia Casa, senza ricorrere alla raccolta fondi presso terzi.

Gli Ordini Dinastici, nell’ambito delle attività di Casa Savoia, sono sempre stati supportati finanziariamente dalla Casa, come dimostrano le proprietà del Mauriziano all’avvento della Repubblica, e non tanto dagli insigniti, che nel caso lo facevano in maniera volontaria e non necessariamente con un ruolo determinante. In ogni caso il loro fine non è mai stato quello della raccolta fondi.

L’ultima affermazione è, infine, del tutto falsa e strumentale. Premetto che il 10 aprile scorso ho ritenuto doveroso rendere una Dichiarazione allo scopo di esporre la corretta interpretazione delle leggi di Casa Savoia e il mio pensiero su quale debba essere, nel contesto attuale, l’atteggiamento dei Principi della Casa. Tale dichiarazione (consultabile sul sito www.casarealedisavoia.it) si rese necessaria a seguito di svariati tentativi – da parte mia – di giungere a una pacificazione, a un accordo in linea con il tempo presente, sulle cosiddette “diatribe dinastiche”, tentativi che sono stati costantemente rifiutati da mio cugino. È assolutamente falso che io gli abbia chiesto di gestire congiuntamente gli Ordini. Al contrario, gli dissi che avrebbe potuto continuare a gestirli egli stesso, con la sola esclusione dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata che è la massima onorificenza dinastica di Casa Savoia e che avrebbe dovuto essere conferito solo con il consenso di entrambi, come garanzia che non venisse svilito.

Di tutto ciò esiste esaustiva documentazione.

Da parte mia, contrariamente ai suoi rifiuti, posso dire di aver fatto proposte concrete per assicurare una degna e pacifica continuità storica di Casa Savoia. 

Anche la mia porta è sempre aperta.

Aimone di Savoia

Milano, 29 settembre 2026