I Capi della Casa Reale fino al 1983

1904-1983

1904-1983

1869-1947

1869-1947

1844-1900

1844-1900

1820-1878

1820-1878

1798-1849

1798-1849

1765-1831

1765-1831

1759-1824

1759-1824

1751-1819

1751-1819

1726-1796

1726-1796

1701-1773

1701-1773

1666-1732

1666-1732

1634-1675

1634-1675

1587-1637

1587-1637

1562-1630

1562-1630

1528–1580

1528–1580

1486-1553

1486-1553

1480-1504

1480-1504

1443-1497

1443-1497

1465-1490

1465-1490

1435-1472

1435-1472

1413-1465

1413-1465

1383-1451

1383-1451

1360-1391

1360-1391

1334-1383

1334-1383

1291-1343

1291-1343

1284-1329

1284-1329

1252-1323

1252-1323

1207-1285

1207-1285

1203-1268

1203-1268

1244-1263

1244-1263

1195-1253

1195-1253

1178-1233

1178-1233

1136-1189

1136-1189

1094-1148

1094-1148

1065-1103

1065-1103

1047-1080

1047-1080

~1000

~1000

~1000

~1000

980-1048

980-1048

~ 900

~ 900

Pietro I e Amedeo II

Gli storici riferiscono che i figli di Oddone furono sempre associati, nelle questioni inerenti la Marca di Torino, alla madre Adelaide. Del primo, Pietro I (1047-1078), sappiamo che appoggiò il vescovo di Torino Cuniberto che era entrato in contrasto con i monaci dell'Abbazia di San Michele della Chiusa. Alla sua morte i titoli in Savoia passarono al fratello Amedeo II (1050-1080), a cui si deve la prima applicazione della Legge Salica nei domini sabaudi. Dopo di lui la Marca fu assegnata ai generi di Pietro: Torino a Federico di Montbéliard, marito della primogenita Agnese, e il Piemonte meridionale a Bonifacio del Vasto, marito della secondogenita Alice.

Aimone

La notizia della morte di Edoardo raggiunse suo fratello Aimone (1291-1343) mentre si trovava ad Avignone presso Papa Giovanni XXII. Pur essendo stato avviato alla carriera ecclesiastica in quanto cadetto, Aimone accettò la successione, a dispetto della figlia di Edoardo, Giovanna, che reclamava per sé la Savoia. Risolta la questione con un vitalizio concesso alla nipote, Aimone risolse non solo i contrasti con il Delfinato e il Conte di Ginevra, ma anche i dissidi interni al suo Stato, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Pacifico". A lui si deve anche l'istituzione della figura del Cancelliere di Savoia, preposto al controllo della giustizia negli stati sabaudi.

Edoardo

Edoardo detto il Liberale (1284-1329), che successe al padre Amedeo V, portava il nome del cugino Edoardo I d'Inghilterra, in segno dell'amicizia che legava i Savoia ai sovrani inglesi. Fin da giovane mostrò un temperamento ardimentoso, tanto da trascorrere buona parte della sua breve vita in guerra per risolvere questioni interne e difendere i propri domini dai potenti vicini: il Barone di Faucigny, il Delfino di Vienne, il Conte di Ginevra con cui si riappacificò grazie all'intercessione di Clemenza d'Ungheria, vedova del Re di Francia Luigi X, mentre con Filippo VI partecipò alla vittoriosa battaglia di Cassel nel 1328 contro i fiamminghi, ribellatisi al Conte Luigi I di Fiandra.

Amedeo V

A Filippo I, morto senza eredi nel 1285, successe il nipote Amedeo V (1252-1323), figlio di Tommaso II. Nei suoi quasi quarant'anni di regno, Amedeo si trovò più volte a destreggiarsi tra vicini sempre più invadenti e bellicosi: i Marchesi del Delfinato de La Tour Du Pin che, alleati dei Conti del Genevese e appoggiati da Carlo d'Angiò e Rodolfo d'Asburgo, avversavano le pretese dinastiche sui loro feudi; il Re di Francia, che cercava di limitare il potere sabaudo in zone chiave come Lione; i Marchesi del Monferrato. L'amicizia con l'Imperatore Enrico VII gli permise però di confermare il privilegio di principe dell'Impero e vicario in Lombardia.

Filippo I

A Pietro II successe il fratello Filippo I (1207-1285), già arcivescovo di Lione, il cui regno fu caratterizzato dalla mediazione dei continui contrasti tra le diverse comunità degli stati soggetti ai Savoia.

Pietro II

Pietro II (1203-1268) successe al nipote Bonifacio dopo che il matrimonio con Agnese di Faucigny gli aveva permesso di estendere la propria influenza nella zona tra la Savoia e il Lemano. Pietro inoltre fu molto vicino al Re d'Inghilterra Enrico III, essendo zio della Regina Eleonora, benché quando divenne Conte di Savoia si allontanò sempre più dalle vicende inglesi. 

Bonifacio

Bonifacio (1244-1263), unico figlio di Amedeo IV, divenne Conte a soli nove anni alla morte del padre, sotto la tutela dello zio Tommaso II. Ancora giovanissimo, seguì in Fiandra lo zio, accorso in aiuto della cognata Margherita di Hainaut. Nel mentre, il perenne contrasto tra i potentati piemontesi portò a nuovi scontri e alla cattura di Tommaso da parte degli astigiani. Dopo la sua morte, Bonifacio volle vendicare lo zio marciando contro Torino, Asti e il Monferrato ma cadde anche lui prigioniero. Morì a diciannove anni, soprannominato Orlando per il temperamento bellicoso.

Amedeo IV

Il governo di Amedeo IV (1195-1253) fu inizialmente segnato dal contrasto con i fratelli Tommaso, Aimone e Pietro circa la successione al padre Tommaso I. Amedeo risolse il dissidio assegnando loro diversi feudi. Amedeo seppe essere diplomatico anche con gli storici rivali dei Savoia: maritò infatti le figlie ai Marchesi di Saluzzo e del Monferrato. Nella lotta tra l'Impero e il Papato, Amedeo sostenne principalmente Federico II, anche in virtù della sua nomina a vicario imperiale, guadagnandosi una scomunica da Gregorio IX, ritirata poi da Innocenzo IV nel 1252.

Tommaso I

Lo strappo maturato nei decenni precedenti tra i Savoia e l'Impero fu recuperato con il Conte Tommaso I (1178-1233), grazie anche all'intercessione di Bonifacio del Monferrato, suo tutore durante la minore età. Durante il governo di Tommaso, i Savoia acquisirono in maniera più definita l'immagine di una dinastia alpina dedita al controllo delle strade e dei valichi, attraverso una serie di protezioni e tutele concesse dal Conte a religiosi, pellegrini e mercanti che, liberi da pedaggi, favorirono la crescita della comunità e il consolidamento del potere della famiglia sui propri domini.

Umberto III

Il nuovo corso della politica imperiale attuato da Federico Barbarossa colpì anche il Conte Umberto III (1136-1189) che si trovò così coinvolto negli scontri provocati dalle discese dell'Imperatore in Italia. Nonostante Federico avesse favorito il Marchese del Monferrato e il vescovo di Torino a discapito dei Savoia, Umberto riuscì a non soccombere, fornendo all'Imperatore anche un transito sicuro per uscire dall'Italia nel 1168. Per la sua forte religiosità fu beatificato nel 1838 insieme al nipote Bonifacio, arcivescovo di Canterbury.

Amedeo III

Amedeo III (1094-1148), figlio di Umberto II, legò il suo nome al tentativo, tuttavia fallito, di riprendere la città di Torino. A lui si deve la fondazione dell'Abbazia di Hautecombe, sul lago Bourget, che sarebbe diventata il mausoleo della dinastia. Nel 1147, sulla spinta della predicazione di Bernardo di Chiaravalle, Amedeo volle partire per la seconda crociata a fianco del nipote Luigi VII di Francia morendo però durante il viaggio, a Nicosia, sull'isola di Cipro. Attraverso la figlia Matilde (Mafalda), Amedeo è antenato diretto dei re di Portogallo.

Umberto II

Alla fine dell'XI secolo, Umberto II (1065-1103) aveva ereditato dal padre Amedeo i feudi a cavallo delle Alpi ma una richiesta di aiuto da parte degli astigiani contro l'espansionismo di Bonifacio del Vasto riaprì la questione della successione di Adelaide. Tuttavia, nonostante il tentativo di arginare il cugino, Umberto non riuscì a ricomporre l'unità dell'antica Marca di Torino, forse anche per la morte prematura, pur conservando la strategica Val di Susa, lasciando ai suoi successori una via verso il Piemonte.

Amedeo VI

Il figlio di Aimone, Amedeo VI (1334-1383), fu una delle figure più celebri della dinastia, in primo luogo in quanto fondatore dell'Ordine del Collare, supremo ordine cavalleresco dinastico poi intitolato alla Santissima Annunziata, e poi in quanto emblema dello spirito cavalleresco medievale, oltre che abile politico. Ai contrasti con i cugini Principi di Piemonte si aggiunsero quelli con la Francia a seguito dell'acquisizione del Delfinato. Nel 1366 partecipò alla crociata contro i turchi durante la quale liberò il cugino Imperatore d'Oriente prigioniero dello zar bulgaro. Morì infine di peste in Molise, dove si trovava alleato di Luigi d'Angiò deciso a riconquistare Napoli. ll soprannome di Conte Verde deriva dalla sua abitudine nell’indossare abiti verdi durante i tornei.

Oddone

Per quanto anche su Oddone le notizie siano scarse, si tramanda un evento che sarebbe stato determinante per il futuro della dinastia: il matrimonio, nel 1045/46, con Adelaide di Susa, erede di Olderico Manfredi, che gli garantì il controllo sui due principali valichi delle Alpi occidentali, il Moncenisio e il Gran San Bernardo. Ciò permise ai Savoia di mettere piede per la prima volta in Piemonte, gettando le basi della politica sabauda nei secoli successivi.

Amedeo I

Della vita del primogenito di Umberto I, Amedeo, non si conoscono con precisione i dettagli, se non il soprannome, Coda, fatto derivare da un particolare episodio: dovendo incontrare l'Imperatore Enrico III a Verona, portò con sé un numeroso seguito di nobili e volendo Enrico dare udienza al solo Amedeo, lui rispose che non sarebbe entrato senza la sua coda; fermezza che gli garantì la fiducia dell'Imperatore. Avendo avuto due figli di cui uno morto giovane e l'altro vescovo, fu il fratello Oddone a succedergli. 

Umberto I Biancamano

Quando si parla delle origini di Casa Savoia, il primo nome su cui tutti gli storici si sono sempre trovati d'accordo è quello di Umberto I (980-1048), universalmente riconosciuto capostipite della famiglia. Pur non avendo certezza della sua reale giurisdizione territoriale, sappiamo che fu Conte del re Rodolfo III di Borgogna e, morto questi, sostenitore dei diritti di successione dell'Imperatore Corrado II, incoronato nel 1032. Tale vicinanza all'imperatore fu ciò che determinò le future fortune dei Savoia nei secoli successivi. Ebbe come moglie una nobildonna di nome Ausilia o Ancilia, che gli diede almeno quattro figli: Amedeo, Burcardo, Aimone, Oddone. Il soprannome "Biancamano" o "dalle bianche mani" gli fu affibbiato solo nel XIV secolo, probabilmente per un errore di trascrizione.

Beroldo di Sassonia

Secondo quanto tramandato dagli storici sabaudi, in particolare D'Orville e Pingone, Beroldo di Sassonia era nipote dell'imperatore Ottone III e primo Conte di Savoia e Moriana, nonché padre del capostipite "ufficiale" della famiglia, Umberto Biancamano. Vissuto alla fine del X secolo, sarebbe stato protagonista del suo tempo come vincitore di Arduino Re d'Italia e governatore del regno di Borgogna per Rodolfo III; ma la vita di Beroldo fu soprattutto lo strumento attraverso cui i Savoia legittimarono per secoli i propri domini a cavallo delle Alpi e la loro permanenza nel corpo dei principi elettori dell'Impero in quanto discendenti dei re di Sassonia, in un approccio filo imperiale che sarebbe venuto meno definitivamente solo con Carlo Alberto nell'Ottocento inoltrato.

Vittorio Amedeo I

Tramontato il sogno del vicereame portoghese dopo la rottura del padre con Filippo III, Vittorio Amedeo I (1587-1637) assunse il ruolo di erede alla morte del fratello maggiore, seguendo il padre nelle imprese delle guerre del Monferrato e nel tentativo di prendere Genova. Divenuto Duca nel 1630, tentò di riportare stabilità allo Stato, trovandosi però coinvolto nel conflitto franco-spagnolo della Guerra dei Trent'anni. Con le Costituzioni del 1632 assunse formalmente il titolo di Re di Cipro, Gerusalemme e Armenia.

Vittorio Emanuele III

Salito al trono dopo l'uccisione del padre, Vittorio Emanuele III (1869-1947) ebbe il soprannome di "Re Soldato" per la sua attiva partecipazione agli eventi della Prima Guerra mondiale. Più tardi, dopo le vicende della Seconda Guerra mondiale, il referendum del 2 giugno 1946 segnò la nascita della Repubblica. Vittorio Emanuele, che aveva abdicato poco prima del voto, andò in esilio ad Alessandria d'Egitto, morendovi l'anno successivo.

Umberto I

Nel 1878 saliva sul trono d'Italia Umberto I (1844-1900), che scelse di non proseguire la numerazione dinastica come segno di discontinuità. Molto diverso dal padre nel carattere, più ombroso, non era attratto dalle questioni politiche quanto da quelle militari. Si guadagnò l'appellativo di "Re Buono" per il soccorso alle popolazioni durante le tragedie del colera a Napoli, del terremoto di Ischia, dell'inondazione di Verona, ma il suo reazionarismo, che lo portò alla firma della Triplice Alleanza con Austria e Prussia nel 1882, unita agli scandali della politica ebbero come esito l'attentato di Monza del 29 luglio 1900 da parte dell'anarchico G. Bresci che sparò al re uccidendolo.

Vittorio Emanuele II

Vittorio Emanuele II (1820-1878) salì al trono nel 1849, nel difficile momento che seguì la sconfitta contro l'Austria al termine della Prima guerra d'Indipendenza. La sua scelta di conservare lo Statuto concesso dal padre permise al Regno di Sardegna di diventare il fulcro politico su cui si costruì il processo che portò all'unificazione d'Italia, di cui Vittorio Emanuele fu incoronato Re nel 1861. Il primo Re d'Italia morì nel 1878 al Palazzo del Quirinale, divenuta prima residenza di Stato quando Roma divenne capitale.

Carlo Alberto

Nato dal ramo cadetto dei Principi di Carignano, Carlo Alberto (1798-1849) trascorse la giovinezza con la madre, lontano dall'ambiente reazionario dei cugini regnanti, venendo richiamato a Torino da Vittorio Emanuele I nel 1814. Nonostante il matrimonio con una principessa austriaca, Maria Teresa di Toscana, Carlo Alberto si avvicinò agli ambienti anti-asburgici e riformisti che ebbero come esito i moti del 1821 e che portarono Carlo Felice al temporaneo allontanamento del Principe da Torino. Divenuto infine Re nel 1831, Carlo Alberto fu protagonista di due fatti fondamentali per la storia del Regno: la concessione dello Statuto nel 1848 e, nello stesso anno, la dichiarazione di guerra all'Austria, terminata con la sconfitta che portò il sovrano ad abdicare in favore del figlio.

Carlo Felice

Prima di salire al trono, Carlo Felice (1765-1831) aveva legato il suo nome alla Sardegna di cui fu Viceré nel periodo dell'esilio della sua famiglia. Di carattere diffidente, era profondamente convinto della sacralità del ruolo del sovrano, e tale convinzione guidò il suo operato sia come Viceré che, dal 1821, come sovrano. Al suo regno si devono numerose opere pubbliche, tra cui il teatro di Genova e il porto di Nizza, così come la creazione della Cassa di Risparmio di Torino e la Società Reale Assicurazioni. Morto nell'aprile 1831 a Palazzo Chiablese, sua residenza, fu sepolto ad Altacomba, l'antica abbazia in Alta Savoia che aveva fatto ripristinare dopo i danni della Rivoluzione.

Vittorio Emanuele I

Secondogenito di Re Vittorio Amedeo III, Vittorio Emanuele I (1759-1824) salì al trono nel 1802, all'abdicazione di suo fratello, mentre la famiglia si trovava in esilio. Rientrato nel 1814 a Torino a seguito della Restaurazione, ripristinò l'ordine dell'Antico Regime, gettando le basi per i moti rivoluzionari del 1821 che portarono anche lui all'abdicazione. Nel 1789, quando era chiaro che il fratello non avrebbe potuto dare un erede alla dinastia, sposò Maria Teresa d'Asburgo-Lorena-Este, da cui ebbe cinque figlie e un solo maschio, morto di vaiolo a due anni.

Carlo Emanuele IV

La salita al trono di Carlo Emanuele IV (1751-1819) avvenne in circostanze difficilissime per lo Stato: le crisi economica e sociale seguite alla pace con la Francia del 1796 furono mal gestite dal nuovo sovrano, che non possedeva le capacità per fronteggiare un quadro tanto complesso. La situazione precipitò alla fine del 1798, quando la Francia del Direttorio dichiarò guerra al Regno di Sardegna accusandolo di tramare con Napoli e l'Austria. L'8 dicembre il Re si arrese, partendo con la famiglia per la Sardegna. Alla morte della moglie Clotilde di Francia, nel 1802, abdicò in favore del fratello, entrando nel 1815 nella Compagnia di Gesù a S. Andrea al Quirinale, a Roma, dove è sepolto.

Vittorio Amedeo III

Carlo Emanuele non aveva mai voluto coinvolgere il figlio Vittorio Amedeo III (1726-1796) nelle questioni di Stato, che salì quindi al trono senza una vera e propria esperienza di regno. Licenziati i ministri del padre, Vittorio Amedeo non riuscì a sfruttare appieno gli stimoli di coloro che spingevano per una modernizzazione dello stato in campo economico. Ebbe il merito di costituire, nel 1783, la Reale Accademia delle Scienze, riconoscendo l’attività svolta dalla società di studiosi fondata nel 1757. Soccombendo alle guerre contro l’esercito rivoluzionario francese, dovette cedere Nizza e Savoia alla Francia con la Pace di Parigi del maggio 1796, pochi mesi prima della sua morte.

Carlo Emanuele III

Con i suoi 43 anni di regno, Carlo Emanuele III (1701-1773) fu tra i sovrani più longevi della storia sabauda. Le guerre di successione polacca e austriaca, combattute alternativamente con la Francia e con l'Austria, permisero di includere entro i confini del Regno di Sardegna gran parte della Lombardia. Questa politica espansionistica poté fondarsi sia sull'azione dei ministri Ormea prima e Bogino poi, sia sulla riorganizzazione dell'esercito voluta dal sovrano. Meno intraprendente del padre, Carlo Emanuele ne portò avanti la politica riformista ma senza stare al passo con le nuove idee che si stavano elaborando in Italia in tema di giustizia.

Vittorio Amedeo II

La maggiore impresa a cui si lega il nome di Vittorio Amedeo II (1666-1732) è la liberazione di Torino dall'assedio francese del 1706, durante la Guerra di successione spagnola, grazie alla quale poté reclamare un titolo regio effettivo: con la Pace di Utrecht del 1713 divenne quindi Re di Sicilia, regno che scambiò nel 1718 con quello di Sardegna. Fu però anche grande riformatore dello Stato, impegnato nella promozione dell'immagine della Capitale grazie all'architetto F. Juvarra. Nel 1730 abdicò in favore del figlio, cambiando però presto idea e venendo quindi fatto da questi arrestare. Fu relegato dapprima nel Castello di Rivoli e poi in quello di Moncalieri, dove morì nel 1732.

Carlo Emanuele II

Salito al trono bambino sotto la reggenza della madre, Carlo Emanuele II (1634-1675) iniziò ad esercitare il potere effettivamente solo dopo la morte di Cristina, nel 1663. Se i fallimenti in politica estera, tra cui i tentativi di guerra contro Ginevra e Genova, minarono la sua credibilità internazionale, il Duca si impegnò sul fronte dell'economia interna, grazie alle politiche di risanamento attuate dal capo del Consiglio delle Finanze Giambattista Truchi. Con Carlo Emanuele accrebbe inoltre la preminenza di Torino sulle altre città dello Stato, divenendo a tutti gli effetti Capitale.

Umberto II

L'ultimo Re d'Italia, Umberto II (1904-1983), lo fu solo per un mese, dal 9 maggio al 2 giugno 1946, quando il referendum istituì la nascita della Repubblica. Umberto, cresciuto come militare ma che per volere del padre non fu mai coinvolto nelle questioni di Stato, assunse la luogotenenza del regno solo nel 1944, a deguito della liberazione di Roma, dopo che Vittorio Emanuele III aveva perso di credibilità avendo lasciato la capitale nel 1943. Dopo il referendum, Umberto decise di andare in esilio volontario per non inasprire la difficile situazione politica, ritirandosi a Cascais, in Portogallo. Morì nel 1983 a Ginevra.

Carlo Emanuele I

Il lungo regno di Carlo Emanuele I (1562-1630) fu caratterizzato dalla perenne irrequietezza del Duca che passò la maggior parte della sua vita a guerreggiare, cercando alternativamente l'appoggio della Spagna e della Francia. Il conflitto con quest'ultima, i danni economici causati dalla Guerra del Monferrato, la peste del 1629 furono tra le cause della crisi piemontese seguita alla sua morte. Carlo Emanuele, che fu anche grande collezionista e fautore dell'ampliamento della capitale, fu sempre guidato dalla volontà nel difendere l'indipendenza dello Stato sabaudo dalle grandi monarchie vicine che se ne contendevano spazi e risorse.

Emanuele Filiberto

Avviato alla carriera ecclesiastica, Emanuele Filiberto (1528-1580) divenne erede designato nel 1536 alla morte del fratello maggiore Luigi, nello stesso anno in cui i francesi avevano occupato la Savoia e il Piemonte. Coraggioso, dotato di un alto senso della regalità, nel 1545 si trasferì alla corte di Carlo V, divenendo amico del figlio Filippo. Scelto dall'Imperatore nel 1553 come luogotenente generale in Fiandra e comandante supremo dell'esercito imperiale, riportò la fondamentale vittoria contro i francesi nella battaglia di S.Quintino il 10 agosto 1557. Dopo la pace di Cateau-Cambrésis e il matrimonio con Margherita di Valois, stabilì definitivamente la capitale degli Stati sabaudi a Torino nel 1563. A lui si deve inoltre, nel 1578, il trasferimento a Torino della Sindone.

Carlo III

I quasi cinquant'anni di regno di Carlo II (o III, 1486-1553) furono caratterizzati dalla rottura dei precari equilibri che nei secoli si erano stabiliti tra le comunità componenti gli Stati sabaudi, acuiti da fattori esterni quali la nascita delle chiese riformate e soprattutto il conflitto tra Francesco I di Francia e l'Imperatore Carlo V, che portò nel 1536 all'occupazione della Savoia e della maggior parte del Piemonte sabaudo ad eccezione di poche città tra cui Vercelli, dove il duca morì.

Filiberto II

Erede del Ducato alla morte del padre fu Filiberto II (1480-1504), anche se all'inizio il potere fu esercitato principalmente dal fratellastro Renato, conte di Villars, detto il Gran Bastardo, molto vicino al Re di Francia. Per questo motivo, Filiberto ruppe i rapporti con lui dopo essersi sposato con Margherita d'Asburgo, figlia dell'imperatore Massimiliano I, decisamente ostile alla Francia. Bandito Renato, che si rifugiò dalla sorellastra Luisa in Francia, Filiberto si avvicinò così all'Impero, morendo però nel castello di Pont-d'Ain dove si era trasferito con la corte per sfuggire ad un'epidemia di peste che aveva colpito il Piemonte.

Carlo Giovanni Amedeo e Filippo II

Il breve regno di Carlo e la morte improvvisa del figlio Carlo Giovanni Amedeo (1488-1496), spianarono la strada alle aspirazioni di Filippo II (1443-1497), fratello di Amedeo IX. Insignito della Contea di Bresse, agì sempre con la convinzione della debolezza dei regni del padre Ludovico e del fratello Amedeo, tentando di raggiungere la luogotenenza del Ducato ottenuta però molto tardi, nel 1490. Perseguì sempre l'autonomia dello Stato rispetto alla Francia, benché fosse vicino ai Re Luigi XI e Carlo VIII. Divenne Duca nel 1496, ma non ebbe il tempo di proseguire la sua politica poiché morì dopo poco più di un anno.

Filiberto I e Carlo I

Entrambi i regni di Filiberto I (1465-1482) e Carlo I (1468-1490), figli di Amedeo IX, furono influenzati dalle ingerenze dello zio Luigi XI di Francia, che controllava indirettamente la politica sabauda favorendo gli zii paterni dei Duchi, Filippo di Bresse e Ludovico vescovo di Ginevra. Morto a 17 anni suo fratello, Carlo si trovò a dover gestire l'eventuale successione al Marchesato di Monferrato: sposata Bianca Paleologa, entrò in contrasto con Ludovico II di Saluzzo, suo cognato, dando luogo a una guerra che avrebbe avuto come esito, seppur effimero, la conquista di Saluzzo nel 1487.

Amedeo IX

La breve vita di Amedeo IX (1435-1472) fu fortemente influenzata dagli attacchi di epilessia di cui soffriva, che non solo acuirono la sua religiosità, ma gli impedirono, soprattutto negli ultimi tempi, di occuparsi delle questioni dello Stato. Per questo motivo lasciò ad occuparsene la moglie Iolanda di Valois, che riuscì a reggere gli attacchi del fratello Re Luigi XI, Galeazzo Maria Sforza e Filippo di Bresse, fratello di Amedeo. Il Duca morì a Vercelli e la sua tomba divenne subito oggetto di culto, venendo infine beatificato nel 1677.

Ludovico

La grande azione politica di Amedeo VIII non ebbe continuità con il figlio Ludovico (1413-1465). Il matrimonio con Anna di Lusignano, figlia del Re di Cipro, provocò infatti anni di duri contrasti tra i cosiddetti "ciprioti", cioè l'entourage di Anna, e i nobili savoiardi che vedevano nella Duchessa un pericolo per la stabilità dello Stato. Del suo regno rimasero due importanti eredità: la Sindone, acquisita nel 1453 da Margherita di Charny, e la pretesa al titolo di Re di Cipro e Gerusalemme.

Amedeo VIII

L'interminabile guerra tra francesi e inglesi, unita alla lotta intestina tra Francia e Borgogna, permisero al nuovo Conte Amedeo VIII (1383-1451) non solo di consolidare i domini sabaudi da una parte e dall'altra delle Alpi, ma anche di raggiungere, nel 1416, la dignità ducale per la Savoia da parte dell'imperatore Sigismondo, che riconosceva così l'importanza politica di Amedeo come rappresentante imperiale di quell'area. Due anni dopo, Amedeo riunì ai suoi stati il Piemonte, alla morte dell'ultimo Principe d'Acaja. Rifondatore delle leggi statali con gli Statuta del 1430, fu abile politico e diplomatico; nel 1434 fondò inoltre l'Ordine di San Maurizio. Ritiratosi dalla vita pubblica, nel 1440 fu scelto dal Concilio di Basilea come papa in contrasto ad Eugenio IV: col nome di Felice V, Amedeo regnò fino al 1449, quando infine abdicò riconoscendo Niccolò V.

Amedeo VII

Succeduto al padre nel marzo 1383, Amedeo VII (1360-1391) lasciò il lutto pochi mesi dopo la nascita del proprio figlio, indossando una veste rossa che gli valse l'appellativo di Conte Rosso. Nonostante la breve vita, ebbe il merito di aggiungere ai suoi Stati la Contea di Nizza, che nel 1388 gli giurò fedeltà, insieme a Barcelonette e Ventimiglia. Sul versante padano, Amedeo fece buon viso a cattivo gioco con Milano, stringendo un'alleanza col cugino Gian Galeazzo Visconti. Morì al castello di Ripaille per una ferita riportata durante una battuta di caccia.